Tribune baseball: a pensar male si fa peccato?


 

Non vogliamo arrivare a conclusioni sbagliate. Non vogliamo ostacolare la realizzazione, adeguata e conforme, di un impianto sportivo dal quale l’intera collettività potrebbe trarne vantaggio. Non vogliamo accusare infondatamente qualcuno. Non siamo noi la causa di questa vicenda, anche se (siamo sempre in Italia!) qualcuno ha addirittura accusato noi di aver sollevato la questione, chiedendo conto, come abbiamo sempre fatto, delle autorizzazioni non indicate sul cartello dei lavori (pubblici).

Noi, in realtà, …..

Vogliamo capire cosa sia realmente accaduto.

Vogliamo comprendere perché è accaduto.

Vogliamo conoscere chi l’ha fatto accadere e quale sarà il danno per la comunità.

 

I fatti oggettivi sono questi:

La precedente Amministrazione comunale (PD & compagni) aveva stanziato circa 100 mila € di denaro pubblico per la riqualificazione dell’impianto da baseball di Via Per Cesate, a quanto pare concertata con altre personalità politiche trasversali.  A prescindere da altre considerazioni sull’ opportunità o meno dell’ intervento (sui quali ci siamo già espressi in precedenza), resta il fatto che le precedenti fatiscenti tribune in tubi innocenti e assi di legno sono state sostituite da una tribuna in calcestruzzo (che è già costata alle casse comunali quasi  50 mila €).

 

Il problema è che tali opere sono state realizzate senza seguire il necessario iter al quale tutti – non solo noi semplici cittadini  ma “soprattutto” le istituzioni pubbliche – devono sottostare e rispettare. Infatti essendo l’area inserita nel Parco delle Groane è soggetta al parere della Soprintendenza dei Beni Ambientali (art 146 Codice dei beni culturali e ambientali).

 

Ieri abbiamo appreso – ed è questa la novità– che tale parere (il secondo, datato 25/07/2017)  è ancora di“NON COMPATIBILITA’ DELL’INTERVENTO” (link: vedasi qui documenti tra i due enti sopraccitati).

 

Il parere della Soprintendenza dovrebbe precedere l’esecuzione dei lavori, in questo caso invece è stato fatto un cammino a ritroso: ovvero prima è stata realizzata l’opera e poi è stato richiesto il parere della Soprintendenza. 

Sarebbe stato tutto a posto (si fa per dire) se il parere fosse stato positivo. La vicenda sarebbe quindi rientrata senza altro clamore. Ma … adesso, così non è. Oltretutto la normativa prevede che l’autorizzazione non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi” (art 146 c. 4)

Quindi quali scenari possibili dobbiamo aspettarci? L’ intervento della Procura della Repubblica? Implicazioni penali per chi ha autorizzato l’esecuzione dei lavori? Demolizione del manufatto? Danno erariale?

E’ ancora presto per trarre conclusioni e attendiamo fiduciosi lo sviluppo delle eventuali indagini. Tuttavia con amara soddisfazione riscontriamo che purtroppo già un anno fa avevamo visto lontano e fiutato puzza di bruciato. Sicuramente terremo i riflettori accesi sulla vicenda. 

 

 

 

MoVimento 5 Stelle Senago

 

 

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