Raccolta Firme per Referendum reintroduzione art.18 (articolo con commenti) 7


In riferimento alla raccolta firme pro-referendum per l’abrogazione della recente legge Fornero sull’ articolo 18, il MoVimento, che è comunque a favore della sua reintroduzione, si è già espresso più volte.

Quello che contestiamo non è la proposta in sé, ma la metodologia strumentale che rappresenta.

Siamo dell’opinione che i referendum, così come sono concepiti, “abrogativi e non deliberativi”, non servano a molto.

Finché non capiamo che c’è qualcosa di più grande che non va nel nostro sistema, potremmo solo aver una parvenza di sperare che qualcosa cambi. Ma se vogliamo un vero cambiamento dobbiamo puntare più in alto.

Troppi referendum, per quanto giusti possano essere nei contenuti, creano confusione tra i cittadini (vedi ultimo esempio del referendum sui costi della politica proposto da Unione Popolare). Si finisce quindi col creare l’effetto opposto, a volte voluto proprio dai partiti, a volte generato indirettamente.

Il referendum in questione è promosso,come dichiarato sul sito, dalle seguenti persone: Alleva Piergiovanni, Bonelli Angelo, Di Pietro Antonio,
Diliberto Oliviero, Ferrero Paolo, Fotia Carmine, Fulfaro Tommaso, Lucarelli Alberto, Mura Silvana,Parenti Benedetta, Patta Gian Paolo,
Re David Francesca,Rinaldini Gianni, Romagnoli Umberto, Vendola Nicola, Zipponi Maurizio, che parlano A NOME E PER CONTO DI:

Idv, Sel, Pdci, Prc, Verdi, Fiom e delle componenti Cgil Lavoro e Società, la Cgil Che vogliamo, delle associazioni Alba e Articolo 21.

  • La prima domanda alla quale non abbiamo risposta è: come mai alcune di queste persone non si muovono in tal senso in parlamento? Dove avrebbero sicuramente più autorità ed eviterebbero spese inutili. Non sono già pagati per far questo?
  • La seconda domanda è: dove andranno a finire gli eventuali rimborsi che si avranno in caso di legittimità del referendum?.

In questo contestiamo una mancata trasparenza, che dovrebbe essere la prima regola di ogni iniziativa.

  • Come mai l’IDV aderisce, oltre a questa raccolta firme, anche a quella per l’eliminazione dei rimborsi (finanziamenti) ai partiti ? Non ci risulta che abbia mai rinunciato a questi rimborsi…….insomma si predica bene ma si razzola “molto” male.
  • Come si comporterà SEL nell’eventualità che la coalizione di centro sinistra, di cui è anima fondamentale,vincesse le Elezioni ed andasse al governo? Lo farebbe cadere subito sulla questione? Oppure aspetterebbe l’anno successivi lo svolgersi del Referendum? Crediamo che si stia praticando una politica molto spregiudicata ed acrobatica: ovvero ingannevole.

 

Riteniamo sia necessario distinguere tra referendum che hanno senso e quelli che sono strumentalizzati, tra obiettivi più ampi, contentini o specchietti delle allodole. Lo strumento referendario, per com’è concepito, vale per quello che è. Più referendum si fanno e più si sottrae valore allo strumento stesso, anche in vista dei risultati passati ottenuti.

Nello specifico del comitato su Senago, conveniamo sulla buona fede delle persone, tuttavia non ci dimentichiamo che i promotori del referendum sono altri: è al loro gioco che si partecipa, è al loro tentativo di ricostruirsi una verginità a livello nazionale, e che con la nostra partecipazione andremmo a sostenere.

La domanda che poniamo ai vari comitati è: ma veramente si pensa di poter sistemare le cose a suon di referendum abrogativi?

Prendiamo per esempio il referendum sul finanziamento pubblico dei partiti del 1993, ed analizziamo la situazione finale: è stato tolto ma è stato reintrodotto dopo 6 mesi in altra forma:rimborsi elettorali. Cosa vi fa sperare che per l’articolo 18 la cosa sia differente? Vediamo sempre lo stesso gioco: ti tolgono una cosa ma poi la reintroducono sotto mentite spoglie, con il risultato pratico che nulla è cambiato .

Il messaggio subliminale ? Eccolo: “Avete visto, siamo dalla parte dei lavoratori.. , abbiamo fatto il referendum pro articolo 18..”  Come ad esempio ha fatto Cesare Damiano (PD) sulla questione esodati. Prima, vota la riforma Fornero in parlamento, poi presenta un disegno di legge con l’obbiettivo di stravolgerla, sapendo bene che  sarebbe stata cassata. La vicenda però gli ha regalato la scena mediatica, passando come quello che ha almeno tentato. La speranza sua e del suo partito è quella di essere riconosciuti come il difensori dei diritti dei lavoratori, ma per noi è solamente una recita a soggetto.

Pensiamo che la chiave giusta, sia il voler cambiare le cose da una prospettiva più alta, ovvero capire che la battaglia sta su un piano più elevato. Fare molti referendum implica uno spreco notevole di energie. Energie che se messe tutte insieme per una causa superiore avrebbero veramente un effetto positivo sulla popolazione.

Per concludere il MoVimento 5 Stelle di Senago, non aderisce alla raccolta firme insieme al calderone dei partiti promotori, ma non esortiamo certamente i cittadini a “non firmare”.

Ciò che chiediamo al cittadino, è di informarsi autonomamente e di tener conto delle nostre umili osservazioni, al fine di poter valutare meglio la questione.

 

MoVimento 5 Stelle Senago

 

 

Vuoi discuterne sul meetup: www.meetup.com/movimento5stelleSenago/messages/boards/thread/27700772

 


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7 commenti su “Raccolta Firme per Referendum reintroduzione art.18 (articolo con commenti)

  • matteo rossetti

    Buonasera,
    finalmente riesco ad accedere al vostro sito, sono felice che il mio nome e il mio cognome compaiano, non voglio celarmi sotto fittizie identità multimediali.
    Sono un giovane militante di uno dei partiti che partecipa alla campagna referendaria e sono socio di un’importante associazione che ha dato il suo sostegno alle proposte. Entrambi gli enti ai quali ho l’onore di essere vicino sono presenti in Italia da moltissimo tempo. Il mio partito ha sempre combattuto per i diritti dei lavoratori, con una coerenza nonuagenaria, membri del mio partito hanno “fatto l’Italia” e hanno scritto la Costituzione. Ergo, in un generalizzato attacco alla politica – un attacco pericoloso (sapete, anche Hitler nei primi anni ’30 andava dicendo che i partiti dovevano essere sradicati con la forza… Ma le decontestualizzazioni storiche non mi appartengono) – penso che si debba con una qualche ragione tener conto anche di molte realtà che esulano dal normale contesto della politica.
    Non è un mistero la partecipazione dei partiti alla raccolta firme, infatti scendiamo in piazza con le bandiere dei partiti, non ci nascondiamo…
    Il referendum costituzionalmente è il mezzo attraverso cui i cittadini possono intervenire nel processo legislativo. I quesiti refendari sono ampiamente spiegati e la loro formulazione è chiara e visibile. Non c’è alcuna macchinazione, nessun intento retorico: l’intento nostro, più in generale del mio partito, che si è SEMPRE BATTUTTO PER I LAVORATORI, è quello di ripristinare alcuni diritti cancellati da azioni nefande di un governo poco attento alle questioni di ordine sociale.
    Voi quali mezzi proponete per raggiungere un cambiamento? Quale sarebbe la vostra “prospettiva più ampia”? Forza, qui ci vuole il dialogo, ma quello serio, non la “controretorica demagogica” di chi dice che c’è un messaggio subliminale sotto tutto, ma poi fatica a portare conclusioni al discorso. Noi siamo in piazza, tra la gente, non dietro uno schermo. Saremo a Senago a portare avanti la nostra battaglia, se vorrete confrontarvi civilmente e dialetticamente (perché la base della democrazia è la dialettica, non il discorso che insulta…) potrete venire a trovarci… Dal mio punto di vista di giovane militante mi sento orgogliosamente “vergine”, faccio parte di un partito, ma non ho mai rubato, corrotto o ingannato. Mi sento profondamente offeso quando si propongono esecrabili equivalenze, non per me, ma per le persone più grandi ed esperte che militano nel mio stesso partito. In accordo ad una base dialettica della politica, mi aspetto una risposta che non sia un attacco, ma che porti soluzioni a quanto è stato enunciato nell’articolo e nel mio commento.
    Cordialmente MR.

    • Dobermann Dob

      Ciao Matteo, sono Stefano Cerati.
      Voglio ricordarti che anche noi siamo presenti in piazza: la nostra presenza è pubblicizzata sia sul sito, che su facebook/twitter che sul meetup.
      Non solo, ma allo stesso modo sono publicizzate le nostre riunioni aperte al pubblico, quindi, anche tu puoi venirci a trovare quando preferisci e avviare quel dialogo che chiedi.
      Il fatto di dire che ci nascondiamo dietro al monitor, a parte rappresentare un’ostinazione al non stare a passo con i tempi (c’è un motivo se la politica è così distante dai giovani), fa parte di quella “controretorica demagogica” dalla quale dichiari di prendere distanza.

      A parte che non ho capito a quale partito ti riferisci, comunque non devi prendere solo le cose positive che avete fatto,
      ma anche quelle negative, perchè se ci troviamo in questa situazione, la colpa è di tutta la classe politica che ci ha governato fino ad ora.

      Riguardo al messaggio subliminare, noto che anche tu non hai risposto alla nostra domanda posta nell’articolo:
      dove andranno i soldi percepiti come rimborso?

      Tornando all’articolo 18: come dici tu, il referendum è uno strumento a disposizione dei cittadini, quindi perchè a promuoverlo sono dei partiti? Gli stessi che potrebbero muoversi in parlamento senza far spendere altri soldi al cittadino?

      Secondo noi, usare referendum abrogativi come programma politico non è eticamente corretto, perchè è evidente che il referendum è fatto per dare nuova vita ai soliti partiti.

      In sistema dove l’azienda ha mille modi per lasciare a casa una persona: es: cedere un ramo d’azienda ad una società che fallisce da li a 6 mesi, o trasferire la produzione all’estero (che genera dimissioni volontarie) ecc.. avere o non avere l’articolo 18 non serve poi a molto, se non a quei pochi privilegiati che hanno un lavoro fisso (come me) ma di certo non servirà a mio figlio perchè sarà assunto con altre forme di contratto o a tutte quelle persone assunte a contratto determinato, a tempo, stage, derivazioni del cococo ecc..

      Le aziende possono aggirare quell’articolo in mille modi, con o senza art. 18.

      La differenza sostanziale tra il m5s ed un partito è che noi ci basiamo sulla partecipazione e non sulla delega.

      Alla tua domanda: “Voi quali mezzi proponete per raggiungere un cambiamento, e quale sarebbe la prospettiva più ampia”, ti rispondo che avere dei referendum propositivi (come nella proposta quorumzero: voi avete firmato per quorumzero?, se no, per quale motivo?) sarebbe già un buon punto di partenza, perchè li si che abbiamo uno strumento di democrazia diretta ad uso del cittadino. La prospettiva più ampia è costruire un’intero programma lavoro, programma che verrà costruito con la partecipazione del cittadino, non con la delega ad un rappresentante.

      Trovo veramente demagogico pensare di risolvere le cose a suon di referendum abrogativi.

      Ti invito ad iscriverti al nosto meetup, perchè su quella piattaforma (aperta in lettura a tutti) è possibile discutere meglio.
      Il bello della rete, è anche che per discutere di qualcosa, posso farlo quando ho tempo: la notte quando torno da lavoro, il mattino presto, mentre sono sui mezzi che mi portano a lavoro, quando sono al parco, in pausa pranzo.. eccc.. al posto di rendere statica la mia partecipazione ad una riunione fisica alla quale per mille motivi potrei non riuscire a partecipare.

      Attraverso una conferenza in streaming possiamo partecipare a discussioni con persone che stanno a rimini, o con italiani all’estero, cosa che non potrai mai fare rimanendo legato ad un banchetto. Quando stiamo dietro al monitor, come dici tu, noi ci confrontiamo con altri gruppi che hanno avuto gli stessi prolemi, vediamo come li hanno risolti, pensiamo ad azioni comuni ecc.. Penso proprio che siamo più vicini noi al cittadino di quanto lo possiate essere voi, e di questo ne abbiamo conferma ogni giorno.

      Ognuno può dare e deve essere libero di dare il proprio contributo quando ne ha tempo.

    • eugenio galetti

      Ciao Matteo,
      mi chiamo Eugenio Galetti, ho ~50 anni e aderisco al movimento 5 Stelle.
      A 14 anni ero iscritto alla FGCI, crescendo al PCI -PDS, a quell’età, la domenica, facevo la diffusione dell’Unità, alcune volte anche quella straordinaria casa per casa, d’estate c’erano le feste dell’Unità, in fabbrica ci sono entrato a 15 anni e la sera studiavo. Ero iscritto alla FLM e CGIL, ho combattuto contro il terrorismo, la pratica democratica è sempre stata il mio faro e mi ha visto impegnato sia socialmente che civicamente, soprattutto nella scuola . Mi sono sempre battuto per i Ns diritti di lavoratori/cittadini ed ho conosciuto tantissima gente seria, onesta, capace e irreprensibile, ma anche profittatori di ogni genere.
      Quando Berliguer nei primi anni ‘80 pose la famosa “questione morale”, a mio giudizio la pose, perché si era accorto che riguardava soprattutto l’interno del suo partito (il PCI), ma purtroppo morì prima di riuscire ad intervenire, anche se ritengo che se fosse vissuto, non sarebbe riuscito a fare granché, infatti di lì a poco cadde il muro di Berlino e tutto precipitò.
      Infatti il PCI, con la svolta della Bolognina, in gran parte fondò il PDS e un’altra parte Rifondazione Comunista, per poi scomporsi ulteriormente in Comunisti Italiani ed altre appendici.
      Ti ho voluto ricordare queste cose, per spiegarti che siamo arrivati a questo punto perché a mio parere la classe dirigente della sinistra, invece di fare seriamente i conti con la propria storia, ha messo in moto solo strategie per non perdere rendite di posizione sul notevole patrimonio di consenso accumulato e costruito, in parte sulle lotte operaie ed in parte sulla degenerazione della vita politica italiana, dovuta alla contrapposizione di sistema. Noi eravamo terra di confine, l’Italia aveva il più grande partito comunista del mondo “Occidentale”.
      Ora, il movimento Comunista si prefiggeva il superamento del capitalismo e della proprietà Privata, visto che tu militi, immagino, in Rifondazione, come si pone il tuo partito su questo argomento?
      Non è un argomento da poco, ma spero tu non mi risponda che vi prefiggete di arrivare ad un sistema i cui riferimenti sono la Cina, Cuba o addirittura il Venezuela, che credo, non abbiano nulla a che spartire con le finalità delle teorie Marxiste.
      Dopo la caduta del Muro, il sistema uscito Vincitore dal confronto è stato quello liberista/capitalista e se devo dirtela tutta a me fa schifo, però mi pongo anche la questione che per combatterne le sue storture, devo proporre qualcosa di credibile e che stia in piedi, ma se non parto dall’analisi storica sui motivi che hanno portato il fallimento di quello socialista non vado da nessuna parte e propongo solamente slogan demagogici.
      Potrei fare riferimento alle società socialdemocratiche, ma così non metto in discussione ne la proprietà privata, men che meno il libero mercato, ma allora devo dirlo molto esplicitamente evitando di ingannare tutti quelli che pensano al “Sol dell’avvenire” come approdo finale.
      Ti ho scritto queste cose, per dirti che non siamo marziani e che abbiamo un passato, ma ci siamo resi conto che era necessario sperimentare nuove forme che superino i dogmi del passato, che hanno creato anche tanti disastri e che ci hanno condotto fin qui.
      Ma cerchiamo di non farlo a senso unico, infatti nel Ns movimento potrai trovare tante persone che arrivano da esperienze, anche fortemente contrapposte, ma che hanno deciso che era giunto il momento di sperimentare nuove forme per uscire dal disastro che è sotto i nostri occhi e che tocca pesantemente le nostre vite.

  • Andrea Penoni

    Vorrei molto sommessamente intervenire come militante di una forza politica che aderisce, promuove e sostiene la raccolta firme per l’indizione dei referendum popolari su temi quali la reintroduzione ed il ripristino dell’articolo 18. Sono iscritto al Partito della Rifondazione Comunista e faccio parte del Comitato Referendario che si è costituito anche a Senago. Alcune delle cose scritte nel vostro post possono essere del tutto condivisibili. L’atteggiamento bifronte di alcuni parlamentari, soprattutto del PD, come giustamente ricordato, è esemplificativo di una certa incoerenza politica. Prima si vota il pacchetto Fornero e poi ci si adopera per modificarlo. Ammetterete però che questa osservazione non può essere fatta alle forze politiche che compongono l’alleanza che si è venuta a creare attorno ai quesiti referendari. Tra queste forze politiche solo una è presente in parlamento e si colloca inoltre apertamente all’opposizione del Governo Monti. Detto ciò mi pare chiaro che il lavoro da compiere alla Camera ed al Senato siano nettamente in salita e comunque con numeri che favoriscono invece chi lavora per smantellare le garanzie dello statuto dei lavoratori, del sistema previdenziale, della scuola pubblica e così via.
    Qui ovviamente, come membro di un partito ed anche come semplice cittadino, rispondo esclusivamente della mia personale coerenza e di quella della forza politica a cui appartengo. Il PRC ha da sempre partecipato alle manifestazioni che chiedevano la tutela e la salvaguardia dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Dalla oceanica manifestazione al Circo Massimo di diversi anni fa a quelle meno partecipate che si sono svolte altrove. Abbiamo anche promosso nel 2003 un referendum popolare perché l’articolo 18 venisse esteso anche alle realtà sotto i 15 dipendenti. In quel caso è noto a tutti il risultato. La battaglia fu osteggiata da tutte, o quasi tutte, le forze parlamentari e sindacali ed oggi, anche grazie a quella sconfitta possiamo assistere all’attacco frontale ai diritti che questo governo ed altri soggetti portano avanti.
    Ora affermare che una raccolta firme venga caldeggiata e condotta con il fine di percepire, qualora il referendum si svolga, e quindi previa approvazione della Corte Costituzionale, e qualora venga raggiunto il quorum e quindi il 50% + 1 dei cittadini partecipi alla consultazione, mi pare che ricalchi un po’ il grossolano errore di chi guarda il dito e non la Luna. La battaglia sull’articolo 18 fa parte di una sorta di DNA politico per chi appartiene ad una forza politica che si batte per i diritti dei lavoratori. Non mi pare che quando, giustamente ed in modo sacrosanto, lo scorso anno si è portato l’elettorato alle urne sui referendum relativi ad acqua pubblica e nucleare si sia gridato allo scandalo dei rimborsi. Mi pare che le cause che ci conducevano al voto fossero più che nobili. Questo mi sembra essere confermato anche da persone, oggi vicine al Movimento Cinquestelle, che operarono come rappresentanti di lista al seggio a favore di quei quesiti referendari.
    Si può anche parzialmente convenire sul fatto che il Referendum possa essere uno strumento talvolta logoro ed abusato, per eccessiva proliferazione a cui i radicali ci hanno abituato negli scorsi anni. Si può anche talvolta concludere che l’esito referendario sia stato bellamente cestinato. L’esempio più recente del quesito sulla gestione pubblica dell’acqua è un caso ancora aperto e scottante. Tuttavia non mi pare esistano altri strumenti di partecipazione diretta diversi da questo. In questo caso ci troviamo in una di quelle condizioni in cui l’intervento dal basso può ristabilire un minimo di democrazia perduta su diversi temi (articolo 18, articolo 8, riforma pensioni, vitalizi). Ai quesiti in questioni si somma anche la petizione con la richiesta di iniziativa di legge popolare sul reddito minimo garantito. Anche le leggi di iniziativa popolare hanno sempre avuto uno scarso peso ed un impiego quasi nullo nel nostro paese, ma possiamo permetterci di non praticare tutte le potenziali e possibili strade per introdurre anche in Italia un diritto ed un principio che esiste ed in modo solido altrove ? Quanto oggi la precarietà sia in grado di uccidere è sotto gli occhi di tutti.
    In passato, quando ancora non esisteva una sorta di sentimento diffuso anti “casta”, il Partito della Rifondazione Comunista si fece promotore di una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che non permettesse a manager pubblici di godere degli stipendi d’oro a loro concessi. Si parlava di calmierare gli stipendi d’oro non permettendo a nessun pubblico dipendente di beneficiare di un salario superiore a dieci volte il reddito del dipendente pubblico meno pagato tra tutti. Certo poteva non era una manovra rivoluzionaria, ma conoscete altre iniziative che siano state presentate in questa direzione ? Questo solo per testimoniare la coerenza di una forza politica tra le promotrici delle iniziative referendarie attualmente in campo.
    Vorrei concludere poi il mio intervento sulla questione relativa al finanziamento pubblico. Il partito in cui milito, non sostiene questo quesito, sebbene ai banchetti unitari dove vi sono militanti di Rifondazione Comunista potete trovare anche il modulo relativo all’abolizione del rimborso elettorale. Non sosteniamo il quesito, ma per uno spirito unitario con cui si muove il comitato referendario senaghese non ne osteggiamo e nemmeno boicottiamo la raccolta firme. La mia opinione rispetto al tema è netta. Io sono favorevole al fatto che la politica goda di un finanziamento pubblico. Si badi bene sono favorevole ad un sostegno pubblico della politica, ma non agli sprechi ed alle esagerazioni che sono stati perpetrati in questi anni. Il mio favore al sostegno economico pubblico della politica risiede nel fatto che, senza questo contributo, sarebbe permesso di svolgere attività politica solo ai ricchi dotati di mezzi e di strumenti di comunicazione a loro favore. Si badi bene anche la semplice comunicazione, perché il più banale dei volantini ha un costo, verrebbe negata a chi non avesse alle spalle un munifico mecenate. Mi pare che l’inondazione quando non addirittura l’invasione di Berlusconi via etere ed anche in forma cartacea sia il modo con cui, Forza Italia prima ed il PDL dopo, hanno fatto il loro pesante ingresso nella comunicazione politica. Eliminare ogni minimo sostentamento alla politica vorrebbe dire favorire l’agibilità soltanto dei soggetti politici ricchi. Detto ciò sono sicuramente poi severissimo nel valutare come i soldi pubblici di cui hanno beneficiato i politici, finora indubbiamente troppi, vengono utilizzati. L’impiego del rimborso elettorale e quindi del finanziamento pubblico in alcune Regioni è stato usato da diversi consiglieri regionali per pagare compiacenti interviste nelle quali il consigliere regionale di turno spiegava le proprie iniziative e relazionava sulla propria attività al Parlamento Regionale. Mi pare che questa consuetudine indubbiamente poco gradevole, abbia coinvolto in modo eterogeneo diverse formazioni politiche Movimento Cinquestelle compreso in Emilia Romagna. Anche in quel caso non mi pare vi sia stato un aperto e franco diniego della sovvenzione pubblica. Non credo e non vorrei mai che la politica italiana possa ridursi come quella dei “democratici” Stati Uniti in cui le multinazionali del petrolio da sempre foraggiano sia la campagna elettorale dei repubblicani che quella dei democratici. Vogliamo credere che i soggetti finanziatori siano dei benefattori disinteressati ? Vogliamo realmente essere inseriti in un sistema in cui il benemerito finanziatore un giorno venga a chiedere il conto del proprio obolo attraverso uno scambio politico di qualsivoglia natura? Ora credo che razionalmente ognuno di noi sia favorevole ad una stretta nei confronti della cosiddetta casta, ma cerchiamo di non gettare il bambino con l’acqua sporca. La democrazia ha un suo prezzo, l’alternativa è la dittatura del più forte, tanto sui diritti dei lavoratori quanto sulla semplice comunicazione delle proprie opinioni.

    Cordiali saluti

    Andrea Penoni

    • Sergio Savio

      Grazie Matteo e grazie Andra per avere scritto il vostro commento al comunicato. Vi inviterei a riportare lo stesso commento anche sul nostro forum (seguendo il link di fine articolo che abbiamo suggerito – io metterò subito la mia risposta in coda), al fine di renderlo sempre visibile a tutti i cittadini, che possono, come state facendo voi, confrontarsi con noi. Altrimenti i commenti posti qui sotto l’articolo finiranno nel dimenticatoio dopo la pubblicazione di nuovi comunicati.

      Il nostro obbiettivo è il confronto e la partecipazione, quindi siamo felici di chiarirci con i cittadini che lo richiedono.

      Come attivista del M5S di Senago proverò a chiarire qualche punto del nostro comunicato rispondendo ad entrambi con un unico commento (se non vi dispiace), in attesa magari della risposta del nostro portavoce o di qualche altro attivista.

      Ci viene chiesto da Matteo di non fare demagogia ma di trovare soluzioni. Riteniamo di avere risposto ad una domanda che ci è stata fatta in maniera precisa e ben argomentata: “il perché non aderite all’iniziativa di raccolta firme pro referendum”. Sembrava chiaro questo.
      Se però c’è anche la voglia di confrontarsi per ricercare una soluzione al problema art.18, potete aprire una nuova discussione sul nostro forum a riguardo oppure continuare su quella già presente sulla “raccolta firme” (visto che c’è stato richiesto Matteo provvederemo a farlo noi per te, sperando poi nella tua partecipazione e di chiunque altro voglia farlo). Non è vero Matteo, noi non ci nascondiamo dietro la retorica…..sono mesi che chiediamo e facciamo questa operazione confronto: una cittadina (che fa parte appunto del vostro comitato di Senago e si confronta spesso con noi) ha fatto una domanda e noi abbiamo creato la discussione. Potete chiederglielo voi stessi. Più trasparenti e ligi al confronto non saprei.
      Magari Matteo però non eri corrente del nostro Forum aperto al confronto coi cittadini. Ora lo sai! Quindi ti rigiro il tuo invito pari pari : “Forza, qui ci vuole il dialogo, ma quello serio, non la “contro retorica demagogica” di chi dice che c’è un messaggio subliminale sotto tutto, ma poi fatica a portare conclusioni al discorso”. Come vedi si può usare in modo bidirezionale, fa lo stesso effetto.

      Tornando all’articolo abbiamo già confermato che, per noi, questi tipi di referendum abrogativi in Italia non hanno seguito. Noi personalmente abbiamo partecipato alla raccolta firme per i Referendum propositivi Zero quorum (recuperando molte firme a Senago) e crediamo che, per il futuro, si debba indirizzarsi verso questo tipo di strumento moderno e funzionale, utilizzato in maniera impeccabile dai vicini Svizzeri e da altri paesi.

      Andrea, tu ricordi il recente referendum del 12 e 13 Giugno 2011 sul nucleare e la privatizzazione dell’acqua, che io ho personalmente votato per il Si. Ma sono successi? Beh per il nucleare, potrebbe sembrare così, anche se in realtà a fermare il nucleare in Italia sono state: la crisi economica europea e il disastro della centrale giapponese. Questi 2 eventi hanno fatto in modo di non trovare, da parte dei nostri dirigenti, un modo per cambiare le carte in tavola. Che poi a guardare bene il nucleare in Italia è rimasto eccome: tra Ghedi e Aviano c’è un potere nucleare distruttivo pari 900 volte Hiroshima (made in U.S.A). Le carte in tavola però le hanno stravolte con l’acqua, provando a sovvertire la decisione popolare con il giochino dei “sinonimi”(come hanno fatto con il referendum sui finanziamenti, ora rimborsi, elettorali ai partiti). L’art.25 del decreto Monti mette in atto gli ultimi provvedimenti dei servizi pubblici locali deliberati dal governo Berlusconi. Si gioca sulle parole anche qui, creando un disegno incostituzionale, visto il risultato del referendum. Degno di nota sono i tre emendamenti presentati a metà febbraio in Senato che puntano a privatizzare l’acqua (infischiandosene, lo ripeto, del recente referendum e della volontà del popolo purtroppo ormai “suddito” e non sovrano come dovrebbe essere). L’art.4 del decreto 138 obbliga praticamente i comuni a cedere ai privati le aziende ancora pubbliche incaricate di gestire i servizi idrici. Il 1° di questi emendamenti sostituisce la parola “privatizzazione” con “liberalizzazione” del servizio idrico (dico io scherzando: facciamo un nuovo referendum abrogativo contro questa parola?) e dice che , qualora il servizio non sia idoneo (cioè al 90% dei casi) si può privatizzarlo. il 2° emendamento invece non fa giri di parole e dice che l’acqua non deve essere fra quelle risorse sottratte obbligatoriamente al controllo dei privati (alla faccia del referendum). il 3° e ultimo emendamento è ancora più esplicito: reintroduce il concetto di profitto sulla gestione…..quello che dovevamo eliminare con il referendum. Io personalmente, visto che ho votato, mi sento, come forse tu, preso in giro dalla classe dirigente.

      Insomma “oggi” per me ,purtroppo, qualsiasi referendum abrogativo non ha riscontro. Speriamo di sbagliarmi, ma ne dubito fortemente.

      Altri motivi per non avere aderito alla raccolta firme sono: “la situazione rimborsi”. Noi personalmente non aderiamo a comitati che non rinunciano in toto ai rimborsi in caso di legittimità del referendum. L’abbiamo anche scritto tempo fa in riferimento alla raccolta firme pro referendum promossa da Unione Popolare sulle indennità parlamentari (e questo prima di conoscere la vostra iniziativa, potete voi stessi controllare sul nostro comunicato del penultimo consiglio comunale). In più troviamo non corretto da parte di alcuni (e abbiamo specificato “chi” sul comunicato) promuovere nello stesso tempo altre raccolte firme con la massima incoerenza possibile…come quella contro il rimborso elettorale che hanno fin ora sempre percepito (il M5S ad oggi è l’unico gruppo politico ad avere rinunciato ai rimborsi elettorali).

      Io Andrea al contrario, disapprovo in maniera netta il finanziamento pubblico ai partiti, visto anche la decisione espressa dal popolo Italiano nel 1993, guarda caso proprio con un Referendum abrogativo e lo “stupro” incostituzionale di rintrodurli dopo 6 mesi.

      Sul comitato di Senago abbiamo specificato che “realmente” crediamo nella loro buona fede e “non abbiamo” mai esortato nessun cittadino a “non firmare”, ma solo ad informarsi (come poi dovrebbe sempre essere). Questa mattina ho personalmente indicato il vostro banchetto per la raccolta firme, ad una coppia interessata.

      Per concludere Matteo, per fortuna che le decontestualizzazioni storiche, a mio vedere anche un tantino fuori luogo, non ti appartengono: ci paragoni ad Hitler!? (questa mi mancava. Ora manca Lucifero). Ti ricordo che noi non usiamo la forza (siamo contro la violenza) e non siamo contro la politica. Usiamo la democrazia e ci stiamo muovendo in questo senso.

      Siete cmq sempre invitati alle nostre iniziative, magari per conoscerci meglio.

      Cordialità

      Sergio Savio

    • Dobermann Dob

      Ciao Andrea, sono Stefano Cerati.
      Hai trattato una vastità di temi, ognuno dei quali meriterebbe un thread a sè stante, compreso il discorso Favia, per il quale, fra l’altro, si sono generate non poche discussioni al nostro interno: se vuoi possiamo però affrontare i temi nello specifico sul meetup che come tipologia di piattaforma si adatta meglio a queste cose.

      Come scrivevo anche in risposta a Matteo, quello che non capisco, dato che conveniamo sull’efficacia del referendum abrogativo, è come la reintroduzione dell’articolo 18 possa in qualche modo dare qualche contributo a questo paese.
      Lo strumento “lavoro” è stato completamente smembrato e distrutto, le aziende possono tranquillamente fare ciò che vogliono anche senza articolo 18, percui non vedo proprio lo scopo del referendum.
      Referendum che come evidenzi anche tu, vengono poi opportunamente messi da parte o “reinterpretati”.

      Dici bene nell’esempio quando affermi “mi pare che ricalchi un po’ il grossolano errore di chi guarda il dito e non la Luna”.
      Ecco, ponendosi al lavoro con questo referendum sull’art. 18, mi sembra proprio guardare il dito.
      Guardare la luna è collaborare attivamente a costruire un sistema lavoro efficace, senza pensare a lotte e contesti di un tempo passato, dove sicuramente tutto ciò aveva senso, perchè ben contestualizzato.
      Guardare la luna è capire che alcune battaglie del passato, anche se presenti nel DNA, non possono essere portate avanti con gli stessi metodi di una volta. E’ capire come l’art. 18 sia rimasta una voce a se stante priva di qualsiasi contesto e inapplicabile nella realtà.

      Scrivi: “Tuttavia non mi pare esistano altri strumenti di partecipazione diretta diversi da questo”, ti rispondo dicendoti che non ci sono strumenti di partecipazione diretta: non considero partecipazione diretta, il poter abrogare una legge per poi bypassarla in qualche modo.

      Anzi.. uno strumento di democrazia diretta c’è: il moviemento cinque stelle, ed è per questo che mi batto, per lo strumento.
      Infatti vedo il m5s come uno strumento, uno strumento dove io e te, pur avendo idee diverse, possiamo studiare la soluzione migliore insieme al contributo di altri cittadini, dove ognuno può contribuire secondo la propria competenza e/o esperienza.
      Se io sbaglio o dico cose non vere, puoi subito rimettermi in linea, dimostrandomi che è vero l’opposto ecc.. non ci sono direttive da partito, che sul comune possono lasciarti un grado d’autonomia, e poi sul nazionale possono rivelarsi tutto l’opposto.

      E’ proprio la differenza fra democrazia partecipativa e delegativa che ci porta a ragionare in un certo senso: il bene comune non ha bandiere ne colori.
      Quando si sale ad un certo livello, chissà come mai, si smette di fare l’interesse del cittadino. Sono convinto che questo non dipenda tanto dalle persone, ma perlopiù dalla struttura partitica che non ti lascia via di scampo. Struttura che con le coalizione che si spezzano il giorno dopo, è fatta ad hoc per dare adito ad inciuci e compromessi, compromessi che non esistono se il fine comune è il bene del popolo.

      Anche fra di noi ci saranno sicuramente dei corrotti, persone che faranno i loro interessi, ma per come siamo strutturati,
      siamo i primi a far saltar fuori le problematiche ed a reagire positivamente.. quello che si dice avere gli anticorpi.
      Non siamo immuni da nulla, però possiamo combattere e vincere il virus.
      Da un certo punto di vista, il m5s è una scommessa, nessuno può dire come andrà a finire, ma so come andrà a finire continuando a rimanere in questo sistema partitico.

      Ti faccio le stesse domanda che ho fatto a Metteo: noi abbiamo appoggiato quorumzero, voi lo avete fatto? se no, perchè?
      Dove andranno a finire i soldi dei rimborsi, nel caso che se, se, se ,se.. tutto passerà? Lo scopo è che il referendum passi, altrimenti cosa lo fate a fare?

      Sul fatto che la democrazia abbia un prezzo, non concordo, noi ne siamo l’esempio: tutti i nostri bilanci sono pubblici, la politica la viviamo come servizio civile ed i rimborsi elettorali non li abbiamo presi.
      Il punto è che il popolo si è espresso tramite referendum per l’abolizione dei finanziamenti pubblici, e questi sono stati reintrodotti sotto forma di rimborsi, in barba alla volontà popolare.
      Capisci, che poi mi diventa difficile credere quando mi si dice che il partito non ha mai rubato.. Non è forse rubare questo?
      Indipendentemente da ciò che uno ne pensa, parliamo di un’espressione popolare che va rispettatta, convieni? Se si, come fai ad accettare il fatto che il tuo partito tradisca il popolo sin come premessa?
      Prc-Sinistra Europea e Comunisti Italiani hanno incassato rimborsi elettorali per 92.215,44 euro a fronte di spese accertate di oltre 31 mila euro. Fonte: http://www.ilmessaggero.it/umbria/rimborsi_elettorali_per_le_regionali_partiti_prendono_pi_di_quanto_spendono/notizie/215367.shtml

      Questo per dirti che il problema non è capire se è giusto o no il rimborso ai partiti, ma se rispettare o meno una decisione popolare.

      Inoltre, se danno il rimborso a tutti indistintamente, non è che allinei il “povero” con il “ricco”: sposti solamente il divario che alposto di essere 0 contro 100 sarà 100 contro 200.

      Non si tratta di gettare il bambino con l’acqua sporca, ma di gettare l’acqua sporca ed eliminare la fonte inquinante, per risolvere il problema definitivamente.

      Quello che mi fa credere in questo sistema è vedere che persone di ex prc possano lavorare con persone di ex an, essendo daccordo sulle idee dopo aver abbandonato le ideologie. Mi viene in mente la canzone destra-sinistra di Gaber.

      Spero di averti fatto capire il mio personale punto di vista senza essere uscito troppo fuori tema.

      Stefano

    • Sergio Savio

      Scusa Andrea, non hai più replicato. Come mai? Sarebbe stati bello continuare il discorso. Ho letto la vostra “finta” intervista su “Sinistra Senago” (finta perchè è il copia e incolla del tuo commento qui sopra). Evidentemente chi l’ha ideata è una persona molto fantasiosa (ben per lui, c’è troppa serietà in politica). E’ divertente anche quando ci definisce “partito” o quando chiama la nostra “polemica”. Ma anche qui la verità non è stata purtroppo rispettata. Infatti non si trattava di una polemica ma la risposta a T. T., esponenete del vostro “partito” Sinistra Senago, che ci ha chiesto il nostro parere ufficiale. Come consiglio…..un po’ di sincerità in più non farebbe male, più che altro per i vostri lettori.

      A parte gli scherzi, mi ha colpito molto la tua dichiarazione a favore dei finanziamenti ai partiti. Ma non è un controsenso? Il “rimborso” elettorale è incostituzionale, perchè contrario al volere del popolo, visto il referendum del 1993. Come fai a promuovere un referendum abrogativo (per la reintroduzione dell’art.18), se il primo che non rispetta il risultato di un referendum sei proprio tu e il tuo partito ???????? E con questo non centra cosa hai votato tu nel 1993….. centra cosa ha deciso il popolo (se sei a favore dei referendum sei a favore della decisione popolare o no?????). Per non parlare dell’ammontare dei finanziamenti percepiti che risultano secondo me fuori da ogni logica.
      Le spese di Rifondazione Comunista, per la campagna elettorale dell’aprile 2006, ad esempio, erano state di 1 milione e 636 mila euro (attestate dalla corte dei conti), mentre i contributi, in base ai voti ottenuti, furono di 6 milioni e 982 mila euro all’anno per i cinque anni della legislatura 2006-2011. In totale 34 milioni 932 mila euro, e cioè ha intascato il 2.035,22% in più di quanto speso (quasi il doppio della media nazionale del 1110%).
      Un caro saluto.

      Sergio